Al Masters 2026, Bryson DeChambeau ha attirato ancora una volta l’attenzione per la sua attrezzatura. Interrogato sui bastoni su cui stava lavorando, l’americano ha affermato di sviluppare i propri ferri e il proprio driver, rimanendo però abbastanza vago da non permettere di capire se stesse realmente progettando le teste o modificando componenti realizzati da altri produttori. Un’incertezza che, in fondo, si adatta bene a un giocatore che fin dall’adolescenza sperimenta attorno a un’idea a lungo considerata marginale: giocare tutti i ferri con la stessa lunghezza. Nove anni dopo il lancio delle prime serie ONE Length di Cobra, e due anni dopo la seconda vittoria di DeChambeau allo U.S. Open, abbiamo ormai abbastanza prospettiva per porre la domanda in modo diverso. Non si tratta più realmente di capire se i ferri a lunghezza unica possano funzionare. DeChambeau ha dimostrato che sono compatibili con il golf ai massimi livelli e numerosi dilettanti li utilizzano. La vera domanda è perché non abbiano modificato profondamente il mercato dei ferri.
La situazione nel 2026 è paradossale. Il single length non è scomparso. Cobra continua a commercializzarlo, Avoda propone oggi tre diverse configurazioni e diversi produttori specializzati sono ancora presenti in questa nicchia. Eppure, le serie tradizionali con lunghezze progressive restano di gran lunga la norma. Il mercato, quindi, non ha sepolto il concetto della lunghezza unica. Sembra piuttosto avergli assegnato un posto preciso: quello di una soluzione alternativa che può adattarsi ad alcuni golfisti, senza essere diventata il nuovo standard immaginato da alcuni dei suoi sostenitori.
Cobra continua, ma resta praticamente sola tra i grandi produttori
Quando Cobra industrializzò il concetto ONE Length nel 2017, l’idea era semplice: costruire l’intera serie attorno a una lunghezza paragonabile a quella di un ferro 7, in modo che il giocatore potesse mantenere una posizione, una distanza dalla palla e un movimento il più possibile costanti da un bastone all’altro. Il concetto è ancora presente nella gamma Cobra. Negli attuali KING TEC X ONE Length, la lunghezza è di 37,25 pollici dal ferro 4 fino al gap wedge. Ma le specifiche mostrano anche qualcosa di meno evidente: stessa lunghezza non significa bastoni identici. Il lie varia da 65 gradi nel ferro 4 a 61,5 gradi nel gap wedge, mentre l’offset diminuisce da 4,8 a 1,5 millimetri. Cobra utilizza inoltre una costruzione hollow body e 70 grammi di tungsteno interno.
Qui emerge chiaramente il paradosso tecnico: per semplificare ciò che deve fare il golfista, gli ingegneri devono intervenire su altre caratteristiche del bastone per preservare le traiettorie e gli intervalli di distanza. Soprattutto, però, l’effetto di trascinamento atteso sul resto dell’industria non si è verificato. Nel 2026 ONE Length rimane nell’offerta Cobra, ma non è diventato un modello costruttivo attorno al quale gli altri grandi produttori abbiano sviluppato le proprie gamme. In assenza di dati pubblici affidabili sulle vendite suddivise per tipologia di costruzione, è impossibile quantificarne con precisione la quota di mercato. I cataloghi mostrano comunque che il single length resta una proposta minoritaria.
Attribuire questa situazione soltanto al conservatorismo dei produttori sarebbe troppo semplice. Una tecnologia non convenzionale deve anche convincere i rivenditori, poter contare su fitter capaci di farla provare correttamente, trovare acquirenti sul mercato dell’usato e, soprattutto, rispondere alle esigenze di una popolazione amatoriale nella quale molti giocatori non generano abbastanza velocità per lanciare facilmente ferri lunghi accorciati. Questi ostacoli commerciali e tecnici possono pesare quanto le abitudini dei produttori.
Già nel 2016 i test mostravano vantaggi… e limiti
Prima ancora che Cobra lanciasse commercialmente le prime serie ONE Length, le principali difficoltà del concetto erano già state individuate. Nel settembre 2016, GOLF pubblicò un test realizzato insieme a Hot Stix. Alcuni golfisti confrontarono una serie tradizionale con la stessa serie ricostruita alla lunghezza di un ferro 7. Hot Stix controllò le specifiche, mentre le misurazioni furono effettuate con TrackMan, analizzando tra gli altri parametri velocità, lancio, altezza massima, angolo di atterraggio e distanza di carry.
I risultati erano tutt’altro che sfavorevoli al concetto. I tester ottenevano intervalli di distanza più regolari tra i bastoni e, con i ferri 4 e 5, generalmente una migliore qualità d’impatto. Questi ferri lunghi producevano però anche traiettorie più basse. Una caratteristica che poteva diventare problematica quando era necessario fermare rapidamente la palla sul green, soprattutto su un green sopraelevato. Con i bastoni più loftati, i vantaggi diventavano meno evidenti, mentre in quel test i wedge tradizionali offrivano una dispersione più regolare.
Prima ancora che Cobra trasformasse il single length in un prodotto di grande serie, il suo principale compromesso era quindi già visibile: standardizzare il movimento può facilitare il contatto, ma accorciare i ferri lunghi e allungare quelli corti modifica inevitabilmente le loro caratteristiche dinamiche. Nel febbraio 2017, MyGolfSpy testò poi i Cobra F7 ONE e Forged ONE con nove golfisti, da un giocatore scratch fino a un handicap vicino a 20, con differenti velocità di swing. I partecipanti colpirono ferri 5, 7 e 9 delle serie ONE Length insieme ai propri bastoni, con i dati registrati attraverso un Foresight GC2 con HMT.
I risultati variarono sensibilmente da un giocatore all’altro. MyGolfSpy individuò nei golfisti di handicap medio, con velocità da moderata ad alta ma un contatto non sempre costante, il profilo apparentemente più adatto a beneficiare del sistema. Al contrario, i giocatori con velocità più bassa, in particolare i senior, potevano incontrare maggiori difficoltà con i ferri lunghi a causa della perdita di velocità della testa. Il test offre anche un dettaglio storico significativo: Tom Olsavsky, vicepresidente R&D di Cobra, dichiarò allora a MyGolfSpy che le vendite di ONE Length erano tre volte superiori alle previsioni dell’azienda. L’avvio commerciale era quindi abbastanza forte da alimentare l’ipotesi di un vero cambiamento del mercato.
Questi test riguardavano tuttavia campioni ridotti e generazioni di attrezzatura ormai datate. Non consentono di stabilire una superiorità generale di un’architettura rispetto all’altra. Spostano però la discussione verso la domanda realmente importante: quale tipo di costruzione funziona meglio per quale golfista?
Avoda e l’emergere del compromesso “Combo Length”
Avoda non è comparsa dopo la vittoria di DeChambeau a Pinehurst nel 2024. I suoi ferri erano già nella sacca dell’americano e quell’esposizione contribuì notevolmente a far conoscere un marchio fino ad allora relativamente poco noto. Ciò che è cambiato da allora è la sua offerta commerciale e, soprattutto, il modo in cui oggi segmenta le diverse possibilità di costruzione di una serie. Avoda propone tre configurazioni: Traditional Length, Same Length e Combo Length, indicando anche i profili di giocatore ai quali ciascuna soluzione è destinata.
Same Length applica integralmente il principio della lunghezza unica. Ogni bastone misura 37 pollici, così da mantenere la stessa distanza dalla palla e lo stesso setup. Avoda indirizza questa soluzione sia ai nuovi giocatori che cercano di costruire un movimento ripetibile, sia ai golfisti più veloci che producono già sufficiente altezza e desiderano semplificare il proprio setup. La presentazione del Combo Length è però più rivelatrice dell’evoluzione del concetto. Avoda lo consiglia in particolare ai golfisti che, con una serie interamente a lunghezza unica, faticano a generare sufficiente altezza o spin con i ferri lunghi oppure trovano wedge e ferri corti troppo lunghi e difficili da controllare.
In questa configurazione, Avoda costruisce i bastoni da scoring a 36 pollici invece dei 37 pollici del Same Length, per poi reintrodurre progressivamente lunghezze variabili nei ferri medi e lunghi, con l’obiettivo di favorire gapping, lancio, altezza e spin man mano che il loft diminuisce. Combo Length non rappresenta quindi un abbandono della lunghezza unica. Mantiene la standardizzazione dove la ripetizione della stessa posizione può essere vantaggiosa, ma rinuncia all’uniformità quando questa rischia di penalizzare la balistica. Il dibattito si è quindi evoluto rispetto alle prime serie Cobra: non si tratta più necessariamente di scegliere tra tutti i ferri della stessa lunghezza o una serie completamente tradizionale, ma di stabilire fino a che punto la standardizzazione sia realmente vantaggiosa.
Il vero problema si trova alle due estremità della serie
La difficoltà con i ferri lunghi si spiega in modo relativamente semplice. A parità di altre condizioni, accorciare un ferro 4 fino a una lunghezza vicina a quella di un ferro 7 tende a ridurre la velocità che il giocatore può generare. Poiché il loft rimane basso, il produttore deve compensare attraverso il design della testa, la distribuzione delle masse, la faccia, lo shaft o persino i loft per ottenere una traiettoria utilizzabile. Più diminuisce la velocità del giocatore, più l’equazione diventa complessa. Il problema non riguarda soltanto la distanza: una palla che vola troppo bassa e arriva con un angolo di discesa insufficiente può percorrere una distanza accettabile ma diventare molto meno efficace nell’attacco al green.
All’altra estremità emerge il problema opposto. Costruire un pitching wedge o un gap wedge alla lunghezza di un ferro 7 obbliga il golfista a posizionarsi più lontano dalla palla proprio con i bastoni destinati al controllo delle distanze. Alcuni giocatori si adattano perfettamente; altri possono perdere parte del comfort e della precisione che cercano nei bastoni da scoring. La gamma Avoda del 2026 è significativa perché il produttore riconosce esplicitamente entrambe le difficoltà nella propria guida: wedge potenzialmente troppo lunghi da una parte e ferri lunghi difficili da lanciare abbastanza alti dall’altra. Combo Length è stato progettato proprio per affrontare entrambi i problemi.
Sarebbe eccessivo interpretarlo come un’ammissione che Same Length non funziona. Può però essere considerato il riconoscimento commerciale di una realtà che i test suggerivano già dieci anni fa: i vantaggi della standardizzazione non sono necessariamente identici dal ferro 4 fino al wedge.
DeChambeau dimostra una possibilità, non una superiorità universale
Bryson DeChambeau ha avuto un ruolo enorme nel dare credibilità ai ferri a lunghezza unica. Allo stesso tempo rappresenta un riferimento molto particolare se si vogliono trasferire direttamente le sue scelte di attrezzatura al golfista dilettante. DeChambeau gioca ferri della stessa lunghezza fin dall’adolescenza, quindi da oltre 15 anni. Ma adattare l’attrezzatura al suo sistema significa molto più che prendere una serie convenzionale e tagliare tutti gli shaft alla stessa lunghezza. Golf Digest ha riportato che alcune versioni dei Ping i230 da lui utilizzate richiedevano quasi 50 grammi di massa aggiuntiva in determinate teste per ottenere le caratteristiche desiderate.
La sua velocità, le sue traiettorie, i pesi delle teste, gli shaft e le preferenze personali creano quindi un sistema di attrezzatura costruito specificamente attorno a lui. Al Masters 2026 continuava ancora a sperimentare: pochi giorni dopo aver dichiarato di lavorare sui propri bastoni, utilizzò in gara un ferro 5 stampato in 3D, spiegando che una singola testa poteva essere stampata e lavorata in circa un giorno e mezzo. DeChambeau permette quindi di stabilire un fatto importante: si può vincere ai massimi livelli mondiali con ferri della stessa lunghezza. Le sue vittorie, tuttavia, non dimostrano che un golfista medio giocherà meglio con questa architettura rispetto a una serie tradizionale.
Lunghezza unica e faccia curva: due innovazioni da non confondere
L’attenzione mediatica attorno ai ferri utilizzati da DeChambeau dal 2024 ha talvolta confuso due temi distinti: la lunghezza dei bastoni e la geometria delle loro facce. I ferri Avoda che avevano attirato l’attenzione al Masters 2024 utilizzavano facce curve, con un grado di curvatura adattato all’interno della serie. Questa soluzione mirava, tra le altre cose, a influire sulla dispersione per un giocatore dotato della straordinaria velocità di DeChambeau. All’epoca quei ferri non erano ancora prodotti commercializzati e avevano richiesto l’approvazione di conformità della USGA prima del torneo. Avoda ne ha successivamente sviluppato versioni commerciali nel 2025.
Una faccia curva, però, non è una conseguenza della costruzione single length. Avoda offre oggi diverse architetture di lunghezza, mentre la geometria della faccia rappresenta un parametro di progettazione distinto. Le due innovazioni possono quindi essere combinate, ma non devono essere confuse. Questa distinzione è fondamentale quando DeChambeau viene utilizzato per valutare il concetto: le sue prestazioni non possono essere attribuite a una sola caratteristica dei suoi ferri quando il loro design combina lunghezza, peso, loft, lie, shaft, geometria della faccia e regolazioni specifiche per il giocatore.
Dalla rivoluzione annunciata a un’alternativa duratura
Quando nel 2024 avevamo pubblicato un articolo sul ritorno dei ferri a lunghezza unica sotto i riflettori dopo la vittoria di DeChambeau allo U.S. Open, attribuivamo in larga misura la loro limitata diffusione alla resistenza dell’industria e al conservatorismo dei grandi produttori. Avevamo inoltre riportato l’affermazione di André Thaon d’Arnoldi, fondatore di GolfNSwing, secondo il quale il vantaggio di una serie Single Length o Combo Length era «matematicamente indiscutibile». Due anni in più consentono oggi di sfumare quella lettura.
La logica alla base del concetto rimane coerente: eliminare le differenze di lunghezza può ridurre il numero di parametri ai quali il giocatore deve adattarsi da un ferro all’altro. Ma l’attrezzatura deve contemporaneamente risolvere altri problemi: produrre sufficiente velocità, altezza e spin con i ferri lunghi, mantenere intervalli di carry coerenti e preservare il controllo richiesto con i wedge. Anche la storia commerciale è più sfumata di un semplice rifiuto dell’innovazione. Quando Cobra lanciò KING F7 ONE e KING Forged ONE per la stagione 2017, il single length divenne uno degli elementi centrali della sua gamma di ferri. Già poche settimane dopo l’arrivo sul mercato, le vendite erano nettamente superiori alle previsioni. Nove anni più tardi, Cobra continua a proporre ONE Length: il concetto non era quindi una semplice moda passeggera. Ma non ha trascinato con sé il resto dei grandi produttori.
Allo stesso tempo, Avoda non propone soltanto Same Length. Il marchio commercializza anche Traditional Length e una configurazione Combo Length pensata esplicitamente per rispondere ad alcuni dei limiti di una serie costruita interamente su un’unica lunghezza. Il verdetto del 2026 è quindi meno spettacolare della rivoluzione che alcuni avevano annunciato, ma probabilmente più utile per il golfista. I ferri a lunghezza unica non sono scomparsi e non hanno sostituito le serie tradizionali. Si sono affermati come una soluzione diversa, potenzialmente molto adatta ad alcuni profili di giocatore e meno indicata per altri.
E l’evoluzione verso il Combo Length sposta ancora una volta la domanda. Forse non dovremmo più chiederci se tutti i ferri debbano avere la stessa lunghezza, ma quali traggano realmente beneficio dall’averla.
Fonti
- GOLF – Single-length irons against standard irons: tested, settembre 2016
- MyGolfSpy – Tested: 2017 Cobra ONE Length Irons
- Avoda Golf – Combo, Same or Traditional: How to Pick
- Cobra Golf – KING TEC X ONE Length Irons
- Golf Digest – Masters 2026: DeChambeau says he’s now “building” his own clubs
- Golf Digest – Masters 2026: DeChambeau’s 3D-printed 5-iron
- Golf Digest – Avoda Golf Origin, 2026 Hot List
