Filippo Celli e Guido Migliozzi al BMW PGA Championship 2026 di WentworthFilippo Celli ha chiuso sesto a -14 e Guido Migliozzi decimo a -13 nel BMW PGA Championship 2026 di Wentworth.

Per una notte, Filippo Celli è andato a dormire da leader del BMW PGA Championship.

Ventiquattro ore più tardi non aveva il trofeo tra le mani. Ma aveva qualcosa che, per un giocatore ancora alla ricerca della prima vittoria sul DP World Tour, può avere quasi altrettanto valore: la prova di poter giocare per vincere uno dei tornei più importanti del circuito europeo.

Celli ha chiuso il BMW PGA Championship 2026 al sesto posto con 274 colpi, -14, dopo giri in 68, 66, 69 e 71.

E non è stato l’unico italiano nella top 10.

Guido Migliozzi ha firmato un 67 finale, sette birdie e due bogey, recuperando undici posizioni e terminando decimo a -13.

Due italiani separati da un solo colpo.

Due percorsi completamente diversi durante la settimana.

E un risultato che racconta forse qualcosa di più interessante di una semplice classifica.

A Wentworth, l’Italia non ha avuto bisogno di una vittoria per dimostrare di poter stare in mezzo ai protagonisti.

Celli è arrivato alla domenica guardando tutti dall’alto

Il sabato sera la situazione aveva qualcosa di sorprendente.

Filippo Celli e Manuel Elvira erano in testa al BMW PGA Championship con -13. Un colpo dietro c’erano JJ Spaun, Alejandro del Rey e Johannes Veerman. Rory McIlroy e Adam Scott erano a -11.

Celli non stava inseguendo i grandi nomi.

Erano i grandi nomi a inseguire lui.

Il romano aveva costruito il suo torneo con tre giri di 68, 66 e 69, e un birdie al 18 del sabato gli aveva permesso di conservare una parte della leadership a 54 buche.

Per capire la dimensione della situazione bisogna ricordare da dove arrivava.

Celli era alla sua seconda stagione completa sul DP World Tour. Dopo aver conquistato la Silver Medal come miglior dilettante all’Open Championship del 2022, era passato professionista, aveva ottenuto la carta attraverso la Qualifying School nel 2023, l’aveva persa e poi riconquistata passando dall’HotelPlanner Tour.

Alla vigilia dell’ultimo giro di Wentworth occupava appena il 116° posto nella Race to Dubai.

E improvvisamente partiva nell’ultimo gruppo della domenica di uno dei tornei più prestigiosi d’Europa.

«Voglio godermi questo momento»

La cosa più interessante delle parole di Celli prima dell’ultimo giro era la loro semplicità.

Non cercava di trasformare la situazione in qualcosa di diverso da ciò che era.

Voleva godersela.

Il sabato era stato complicato, con vento e condizioni più difficili, ma Celli aveva insistito soprattutto sulla pazienza. Non sulla necessità di attaccare a ogni costo, non sul risultato finale.

Pazienza.

È una parola che sarebbe tornata utile anche domenica.

Perché giocare l’ultimo giro da leader non significa semplicemente continuare a fare ciò che si è fatto nei primi tre giorni.

Cambia il contesto.

Cambiano i leaderboard.

Cambiano le reazioni del pubblico.

E soprattutto cambia il significato di ogni errore.

Le prime nove buche hanno cambiato il torneo di Celli

La domenica di Filippo Celli non è iniziata come aveva sperato.

Sulle prime nove buche ha alternato due birdie e tre bogey. In un torneo in cui JJ Spaun, Rory McIlroy, Manuel Elvira, Adam Scott e Aaron Rai stavano costruendo le proprie occasioni, perdere colpi significava inevitabilmente scivolare indietro.

Ma qui emerge forse l’aspetto più interessante della sua giornata.

Celli non si è disunito.

Non ha trasformato un giro difficile in un crollo.

E nelle ultime due buche ha trovato due birdie consecutivi, recuperando terreno proprio quando il torneo stava arrivando alla conclusione.

Il 71 finale, uno sotto il par, lo ha portato a -14 e al sesto posto, insieme a Matt Fitzpatrick, Ryan Fox e Joost Luiten.

Tre colpi dietro al vincitore JJ Spaun.

Tre.

In uno dei field più forti della stagione.

Tre colpi possono essere tantissimi. Oppure pochissimi

È probabilmente questo il dato che racconta meglio la settimana di Celli.

JJ Spaun ha vinto a -17.

Celli ha terminato a -14.

La distanza tra vincere il BMW PGA Championship e arrivare sesto è stata quindi di tre colpi in 72 buche.

Lo 0,75% circa dei colpi giocati durante l’intero torneo.

Naturalmente il golf non funziona realmente in percentuali.

Quei tre colpi non hanno tutti lo stesso valore. Un putt sbagliato giovedì non viene percepito come un bogey quando si è leader domenica. Ma matematicamente la distanza è sorprendentemente piccola.

Ed è forse questa la lezione più importante che Celli può portarsi via da Wentworth.

Non deve reinventare il proprio golf per competere a questo livello.

Deve trovare tre colpi.

Migliozzi ha giocato un torneo completamente diverso

Se Celli ha vissuto la pressione della testa della classifica, Guido Migliozzi ha costruito la sua top 10 dalla direzione opposta.

I suoi primi tre giri erano stati solidi:

70. 69. 69.

Otto sotto par.

Buono, ma insufficiente per entrare realmente nella conversazione per la vittoria in un torneo in cui il leaderboard correva molto velocemente.

Poi è arrivata la domenica.

Migliozzi ha prodotto sette birdie contro due soli bogey per firmare 67, cinque sotto il par. Il risultato gli ha permesso di guadagnare undici posizioni e arrivare a -13, decimo insieme a Joakim Lagergren, Andy Sullivan, Matt Wallace e Robert MacIntyre.

Celli aveva cominciato la giornata guardando il leaderboard dall’alto.

Migliozzi l’ha scalato dal basso.

Alla fine erano separati da un solo colpo.

Due top 10, ma con significati diversi

È proprio questo contrasto a rendere interessante il risultato italiano.

Per Celli, il sesto posto significa soprattutto aver scoperto cosa vuol dire essere leader dopo 54 buche di un Rolex Series.

Per Migliozzi, il decimo posto dimostra invece la capacità di trasformare una settimana discreta in una settimana importante grazie a una grande domenica.

Sono due competenze differenti.

Saper giocare davanti.

Saper rimontare.

Entrambe contano.

E Wentworth ha offerto all’Italia entrambe le storie nello stesso pomeriggio.

Non dimentichiamo chi c’era davanti e intorno

Una top 10 non ha lo stesso significato in tutti i tornei.

Il BMW PGA Championship 2026 proponeva un montepremi da 9 milioni di dollari, 8.000 punti per la Race to Dubai e un field che la Federazione Italiana Golf descriveva alla vigilia come composto da tre giocatori della top 10 mondiale, i primi 20 della Race to Dubai, 27 vincitori stagionali e undici dei dodici componenti del Team Europe vincitore della Ryder Cup 2025.

Il torneo è inoltre disputato ininterrottamente sul West Course di Wentworth dal 1984. Nell’albo d’oro compaiono Nick Faldo, Seve Ballesteros, Bernhard Langer, Colin Montgomerie, Rory McIlroy e altri grandi nomi del golf europeo.

E l’Italia conosce già molto bene questo torneo.

Da Rocca a Manassero e Molinari: Wentworth parla anche italiano

Prima di Celli e Migliozzi, tre italiani avevano già vinto questo torneo.

Costantino Rocca nel 1996.

Matteo Manassero nel 2013.

Francesco Molinari nel 2018.

È un’eredità importante.

E rende ancora più interessante il fatto che proprio Manassero e Molinari fossero presenti anche nell’edizione 2026.

Questa volta il torneo è stato molto diverso per loro.

Molinari ha superato il taglio ma ha concluso 68° a -3, mentre Manassero non è riuscito a qualificarsi per il weekend dopo 74 e 71. Francesco Laporta ha terminato 62° a -4; Renato Paratore e Stefano Mazzoli hanno mancato anch’essi il taglio.

Dei sette italiani partiti giovedì, quindi, quattro hanno giocato tutti e quattro i giri.

Ma due sono arrivati nella top 10.

Per Celli, il sesto posto potrebbe pesare molto più del premio

C’è poi una dimensione che va oltre il prestigio.

Alla vigilia del torneo, Celli era fuori dalla zona più tranquilla della Race to Dubai. La Federazione italiana ricordava che, insieme a Manassero e Paratore, aveva bisogno almeno di entrare tra i primi cento per consolidare il proprio futuro sul circuito.

Wentworth non era quindi soltanto una possibilità di vincere.

Era un’occasione per cambiare la propria stagione.

Questo rende il sesto posto ancora più significativo.

Per un giocatore affermato, una top 10 può essere semplicemente una buona settimana.

Per un giocatore che sta cercando di costruire la propria posizione sul Tour, può cambiare calendario, opportunità e prospettive.

Celli è arrivato a Wentworth cercando punti.

Per tre giorni ha trovato qualcosa di molto più grande: la possibilità concreta di vincere.

La domenica che può servire domani

La tentazione, dopo essere stati leader a 54 buche, è valutare tutto attraverso ciò che non è successo.

Celli non ha vinto.

È vero.

Ma domenica ha giocato nell’ultimo gruppo del BMW PGA Championship sapendo che Rory McIlroy, JJ Spaun, Adam Scott, Matt Fitzpatrick e molti altri erano dietro o intorno a lui.

Ha commesso errori.

Ha perso posizioni.

E poi ha fatto birdie alle ultime due buche invece di lasciare che la giornata gli sfuggisse completamente.

Questo dettaglio conta.

Perché la prossima volta che Filippo Celli entrerà nell’ultima giornata di un torneo con possibilità di vittoria, la situazione non sarà più completamente nuova.

Ci sarà già stato.

Wentworth non ha dato all’Italia il trofeo, ma qualcosa è cambiato

JJ Spaun ha vinto il BMW PGA Championship a -17 grazie a quattro birdie nelle ultime cinque buche. Manuel Elvira, Rory McIlroy, Aaron Rai e Adam Scott hanno condiviso il secondo posto a -15.

L’Italia non ha portato a casa il trofeo.

Ma ha piazzato Filippo Celli sesto e Guido Migliozzi decimo.

Uno è arrivato alla domenica da leader.

L’altro ha chiuso con uno dei migliori giri della giornata.

Celli ha dimostrato di poter stare in testa a Wentworth.

Migliozzi ha ricordato quanto può essere pericoloso quando trova ritmo.

Sono due storie differenti, ma conducono alla stessa conclusione.

Nel BMW PGA Championship 2026, gli italiani non sono stati semplicemente presenti nel field. Sono stati parte della storia del torneo.

Di Laurent Agostini

Laurent Agostini è un giornalista specializzato nel golf dal 2010, fondatore di MyGolfMedia e autore di diversi libri dedicati a questo sport, tra cui *Penser avant de swinguer*. Analizza l’attualità del golf, le tecnologie, l’attrezzatura e i metodi per migliorare il gioco con un approccio indipendente, basato su fatti, dati e testimonianze di professionisti.

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