Uno shaft da golf ha una caratteristica particolare: quasi tutto ciò che un golfista vorrebbe sapere sembra essere scritto nella scheda tecnica, eppure ben poco di ciò che vi compare permette di stabilire se quello shaft sarà realmente adatto al suo swing.
Il Graphite Design Tour AD CQ ne è un ottimo esempio.
Presentato originariamente con il concetto “ConQuest”, il CQ appartiene alla famiglia premium Tour AD di Graphite Design. Diverse categorie di peso e flex, un profilo di rigidità definito e precise indicazioni relative al lancio sembrano, sulla carta, fornire elementi sufficienti per prevederne il comportamento.
Nella pratica, i test indipendenti raccontano una storia molto più interessante.
Due golfisti possono montare lo stesso shaft su un driver e ottenere traiettorie, sensazioni e persino dispersioni differenti.
Non è un’anomalia.
È proprio uno dei motivi per cui scegliere uno shaft basandosi esclusivamente sulla scheda tecnica è così difficile.
Che cosa ha realmente progettato Graphite Design
Il Tour AD CQ è stato proposto in categorie di peso comprese tra 40 e 80 grammi, con diversi flex disponibili a seconda del peso, da R2/Lite fino a TX.
Graphite Design descrive il profilo del CQ con una sezione superiore rigida, una parte centrale anch’essa rigida e una punta classificata “Medium+”.
Queste informazioni dicono molto più della semplice lettera stampata sullo shaft.
Regular, Stiff e X-Stiff non sono infatti unità tecniche universali. Servono principalmente a posizionare uno shaft all’interno della gamma di un produttore. Uno Stiff di una determinata famiglia non è necessariamente equivalente a uno Stiff appartenente a un’altra gamma o a un altro marchio.
Anche il peso conta.
Così come il profilo di rigidità, il torque, il punto di bilanciamento e la lunghezza effettiva dello shaft una volta montato.
E nessuna di queste variabili agisce indipendentemente dal golfista.
“Mid-high launch” non significa che colpirete necessariamente una palla alta
È probabilmente uno dei primi equivoci da evitare quando si confrontano gli shaft.
I produttori classificano abitualmente i propri modelli in categorie di lancio e spin. Queste indicazioni descrivono un’intenzione progettuale e una tendenza generale, non la traiettoria garantita per ogni golfista.
Uno shaft non determina da solo l’angolo di lancio.
Interagisce con il giocatore.
Il suo peso e il suo profilo di rigidità possono influenzare la percezione del bastone, il ritmo dello swing, la transizione tra backswing e downswing e il modo in cui il giocatore porta la testa del bastone all’impatto.
Soprattutto, possono influenzare il punto in cui la pallina viene colpita sulla faccia.
È dall’insieme di queste interazioni che nascono le reali condizioni di lancio.
Ecco perché due test indipendenti del Tour AD CQ possono produrre osservazioni differenti senza che uno dei due sia necessariamente sbagliato.
Un test: 104 mph, 15 gradi di lancio e 2.695 rpm
Driving Range Heroes ha testato il Tour AD CQ nel 2023 pubblicando diversi dati rilevati con il launch monitor.
Con una velocità della testa del bastone di 104 mph, circa 167 km/h, il tester ha ottenuto:
- 148 mph di velocità della palla, circa 238 km/h;
- 15 gradi di angolo di lancio;
- 2.695 rpm di spin;
- 240 yard di carry, circa 219 metri;
- 260 yard di distanza totale, circa 238 metri.
Sono numeri interessanti.
Ma non rappresentano le prestazioni del Tour AD CQ.
Rappresentano le prestazioni ottenute da un determinato golfista, con una determinata configurazione, durante uno specifico test.
Ciò che è successo successivamente è ancora più istruttivo.
Lavorando con un fitter, il tester ha modificato il setup con l’obiettivo di ridurre il lancio e ha dichiarato di aver guadagnato otto yard — poco più di sette metri — rispetto al proprio shaft abituale, anche grazie a condizioni di volo e atterraggio più favorevoli.
Il CQ non aveva improvvisamente cambiato le proprie caratteristiche.
Era stato ottimizzato il sistema formato da giocatore e bastone.
Un altro golfista, sulla carta, non avrebbe dovuto scegliere il CQ
Un successivo test indipendente pubblicato da Plugged In Golf rende il concetto ancora più evidente.
Matt Saternus ha osservato che, considerando esclusivamente le caratteristiche dichiarate, il CQ non corrispondeva al tipo di shaft che avrebbe normalmente scelto in base alle proprie preferenze.
L’esperienza reale è stata invece decisamente più positiva.
Ha trovato il CQ estremamente consistente, capace di gestire una transizione aggressiva e di produrre nel suo caso un draw prevedibile con una traiettoria medio-alta. Anche nei colpi non perfettamente centrati, la dispersione è rimasta sufficientemente controllabile.
La sua principale riserva riguardava lo spin, che poteva aumentare in occasione di alcuni impatti imperfetti o quando cercava di produrre un fade.
La conclusione più importante va però ben oltre il CQ:
un fitting fatto sulla carta non è un fitting.
Due golfisti, due risultati e nessuna contraddizione
Potremmo cercare di stabilire quale dei due test descriva “correttamente” il Tour AD CQ.
Probabilmente sarebbe la domanda sbagliata.
Il primo golfista ha prodotto 104 mph di velocità della testa, 15 gradi di lancio e 2.695 rpm di spin, per poi migliorare il risultato modificando il setup insieme a un fitter.
Il secondo riteneva che le caratteristiche teoriche dello shaft non fossero particolarmente adatte alle proprie preferenze, ma ha scoperto sul campo una dispersione e una prevedibilità sufficientemente buone da considerare il CQ una reale alternativa al proprio shaft abituale.
In entrambi i casi, il risultato nasce dall’interazione tra golfista, shaft, testa del bastone e configurazione.
È proprio per questo che la sola velocità dello swing non dovrebbe mai essere sufficiente per prescrivere uno shaft.
Due golfisti con una velocità della testa di 100 mph possono avere tempi completamente diversi. Possono effettuare transizioni differenti, caricare lo shaft in modo diverso e arrivare all’impatto con loft dinamici e orientamenti della faccia molto differenti.
Il CQ può quindi funzionare molto bene per uno e decisamente meno bene per l’altro.
Allora, che cosa cambia realmente uno shaft?
Non crea energia.
La velocità della testa del bastone viene generata dal golfista. Uno shaft premium in carbonio non contiene una riserva nascosta di chilometri orari pronta a essere liberata grazie a qualche strato di materiale più sofisticato.
Il suo possibile vantaggio si trova altrove.
Uno shaft il cui peso e profilo si adattano al giocatore può influenzare il modo in cui quest’ultimo organizza e ripete il movimento. Il golfista può percepire meglio la posizione della testa, trovare più facilmente il proprio ritmo oppure consegnare il bastone all’impatto in maniera più ripetibile.
A quel punto, pochi millimetri possono diventare molto più importanti di qualche grammo.
Un impatto più vicino al centro della faccia può migliorare la velocità della palla.
Un orientamento della faccia più ripetibile può ridurre la dispersione.
Un loft dinamico più stabile può restringere le variazioni di lancio e spin.
Lo shaft non ha necessariamente “corretto” lo swing.
Può semplicemente aver aiutato il golfista a utilizzare meglio il proprio driver.
Questa distinzione cambia profondamente il modo in cui uno shaft dovrebbe essere testato.
Il Tour AD CQ dovrebbe entrare nel vostro fitting?
La formulazione è intenzionale.
Non diremo che il CQ è “adatto ai golfisti tra 95 e 105 mph”, né che corrisponde automaticamente a una determinata fascia di handicap.
I test disponibili non consentono una prescrizione così precisa.
All’interno della famiglia Tour AD, il CQ può però meritare di essere provato se si cerca un profilo che mantenga una certa attività nella parte inferiore dello shaft senza orientarsi verso una punta decisamente più rigida.
Il Tour AD VF, per esempio, rappresenta una proposta differente, con una sezione tip sensibilmente più rigida e un’impostazione orientata verso condizioni di lancio e spin più basse.
Il CQ diventa quindi un candidato per il fitting.
Non una soluzione.
La differenza è fondamentale.
Che cosa bisogna misurare durante il test del CQ?
Non iniziate confrontando la distanza media.
Guardate prima di tutto il punto d’impatto sulla faccia del driver.
Gli impatti sono più concentrati? Il punto medio si avvicina al centro della faccia? I colpi nettamente decentrati diventano meno frequenti?
Poi osservate la dispersione.
Non soltanto il drive migliore.
Considerate l’intero gruppo di colpi. Uno shaft che produce un drive eccezionale ogni dieci tentativi e nove risultati mediocri difficilmente rappresenta un miglioramento.
Successivamente, analizzate la ripetibilità delle condizioni di impatto e di lancio: orientamento della faccia, loft dinamico, angolo di lancio e spin, quando questi dati sono disponibili.
Solo a quel punto velocità della palla, carry e distanza totale completano il quadro.
Il miglior shaft non è necessariamente quello con cui ottenete il drive più lungo.
È quello che permette al sistema golfista + bastone di produrre più spesso un risultato utile.
E se il vostro shaft attuale fa già tutto questo?
Tenetelo.
Probabilmente è uno dei consigli meno spettacolari che possa dare un sito dedicato all’attrezzatura da golf.
È anche uno dei più utili.
Il Tour AD CQ appartiene a una famiglia di shaft premium e la sua costruzione, i materiali utilizzati e l’ampia scelta di pesi e flex offrono molte possibilità a un fitter.
Questo non significa che migliorerà automaticamente il vostro driver.
Se lo shaft che utilizzate attualmente vi permette di trovare regolarmente il centro della faccia, controllare l’orientamento del bastone e riprodurre condizioni di lancio adeguate, sostituirlo con un modello più costoso o tecnicamente più sofisticato non rappresenta necessariamente un progresso.
Il prezzo di uno shaft non misura la sua compatibilità con il vostro swing.
Il CQ spiega perché scegliere uno shaft è così difficile
L’industria del golf ama le classificazioni semplici.
Regular o Stiff.
Low spin o mid spin.
Low launch o high launch.
Swing veloce o swing lento.
Sono categorie comode per organizzare una gamma di prodotti.
Sono molto meno affidabili quando si cerca di prevedere cosa accadrà quando un determinato golfista utilizzerà il bastone.
Il Tour AD CQ illustra perfettamente questo limite.
Le sue specifiche aiutano a comprendere ciò che Graphite Design ha voluto progettare e a collocare il CQ rispetto agli altri profili della famiglia Tour AD. Possono anche aiutare a decidere se merita un posto tra gli shaft da provare durante un fitting.
Non possono però dire che cosa farà nel vostro driver.
Per scoprirlo bisogna montarlo, colpire delle palline e misurare.
Poi confrontare i risultati con il setup attuale.
Perché, alla fine, la domanda giusta non è:
«Il Graphite Design Tour AD CQ è un buon shaft?»
La domanda realmente utile è:
«Con questo shaft riesco a colpire più spesso la palla nel modo in cui voglio colpirla?»
