Giovedì sera, dopo il primo giro dell’Irish Open 2026, sarebbe stato difficile immaginare Gregorio De Leo tra i protagonisti del torneo. L’italiano aveva appena chiuso il difficile links di Doonbeg in 74 colpi (+4), nove in più del leader Joaquín Niemann. Tre giorni dopo, il suo nome compariva invece al quinto posto con -10, a soli due colpi dalla seconda posizione occupata da Niemann e Patrick Reed. In mezzo, De Leo ha costruito una delle rimonte più impressionanti della settimana: 65, 68 e 63, ovvero 14 sotto par nelle ultime 54 buche. Mentre Shane Lowry dominava l’Irish Open con un incredibile -23 e undici colpi di vantaggio, il 26enne piemontese firmava, quasi lontano dai riflettori, una delle migliori prestazioni italiane della stagione sul DP World Tour.
Un 74 che poteva compromettere tutto
Il primo giorno a Doonbeg è stato un test severissimo. Il vento ha trasformato il percorso irlandese in un autentico links: traiettorie difficili da controllare, green esposti, tempi di gioco estremamente lunghi e diversi giocatori costretti a terminare il primo giro il venerdì mattina per l’arrivo dell’oscurità.
In questo contesto De Leo ha firmato 74 (+4). Un risultato che, isolato, poteva sembrare deludente, ma che assume un significato diverso osservando ciò che stava succedendo intorno a lui. Numerosi giocatori di alto livello hanno sofferto le condizioni e il primo obiettivo, dopo una partenza del genere, diventava semplicemente rimanere nel torneo.
Per l’Italia, curiosamente, il protagonista della prima giornata era stato un altro giocatore. Renato Paratore era arrivato fino a -3 ed era secondo nella classifica provvisoria quando l’oscurità aveva interrotto il suo giro dopo 12 buche. La delegazione italiana comprendeva anche Matteo Manassero, Francesco Molinari, Guido Migliozzi, Francesco Laporta e Stefano Mazzoli. De Leo, almeno inizialmente, non sembrava destinato a essere l’uomo italiano della settimana.
Dal 74 al 65: il torneo cambia in 24 ore
Venerdì cambia tutto. Le condizioni diventano più favorevoli e i punteggi scendono. Shane Lowry stabilisce il nuovo record del campo con 62, ma alle sue spalle anche De Leo approfitta dell’occasione: 65 colpi, cinque sotto par.
Nove colpi in meno rispetto al giorno precedente.
Non è soltanto un numero spettacolare. Quel 65 modifica completamente la sua settimana. De Leo passa dalla necessità di lottare per sopravvivere al taglio alla possibilità di guardare verso la parte alta della classifica.
Ed è proprio uno degli aspetti più affascinanti del golf su quattro giorni. Il 74 del giovedì non scompare dalla scorecard. Rimane lì. Ma non obbliga il giocatore a continuare a giocare come quello che ha fatto 74.
La differenza è fondamentale: De Leo non recupera i nove colpi persi il giorno precedente. Costruisce semplicemente un nuovo giro.
68 il sabato, poi arriva il 63
Il sabato conferma che il 65 non è stato un episodio isolato. De Leo firma 68 (-2) e si presenta all’ultima giornata con la possibilità concreta di ottenere un risultato importante.
Poi, domenica, arriva la sua migliore risposta.
63 colpi, sette sotto par.
Solo il vincitore Shane Lowry, autore anch’egli di 63, riesce a eguagliare quel risultato tra i giocatori nelle posizioni di vertice. Per De Leo significa completare una sequenza impressionante:
74 – 65 – 68 – 63
Totale: 270 colpi, -10 e quinto posto ex aequo.
Ma il dato che racconta meglio il suo Irish Open è probabilmente un altro. Dopo le prime 18 buche giocate quattro sopra par, De Leo disputa le successive 54 buche in 14 sotto par.
Quattordici colpi recuperati rispetto al par senza poter cancellare nemmeno uno di quelli persi il giovedì.
A due colpi dal secondo posto
Il dominio di Shane Lowry rischia quasi di deformare la percezione del resto della classifica. L’irlandese chiude a -23, con undici colpi di vantaggio su Patrick Reed e Joaquín Niemann, secondi a -12. Rasmus Neergaard-Petersen termina quarto a -11.
Poi arriva De Leo a -10, quinto ex aequo con Tom McKibbin.
Questo significa che l’italiano ha concluso a un solo colpo dal quarto posto e a due dalla seconda posizione. In un torneo con un vincitore irraggiungibile, De Leo è stato quindi pienamente dentro la battaglia per le posizioni immediatamente successive.
È una distinzione importante. Dire semplicemente che ha terminato a tredici colpi da Lowry rischia di far apparire il risultato molto meno significativo di quanto sia stato. Lowry ha prodotto una settimana statisticamente eccezionale. Rispetto al resto del field, invece, De Leo è arrivato molto vicino al vertice.
De Leo davanti ai nomi più attesi del golf italiano
C’è un’altra ragione per cui il quinto posto di Doonbeg merita attenzione. Alla vigilia, gli occhi italiani erano probabilmente rivolti soprattutto verso giocatori più conosciuti come Matteo Manassero, Francesco Molinari o Guido Migliozzi.
Alla fine, il miglior italiano è stato De Leo.
E anche Manassero ha prodotto una rimonta interessante. Dopo aver aperto anch’egli con 74, ha continuato con 65, 68 e 67, giocando quindi, come De Leo, gli ultimi 54 fori in 14 sotto par. Ha chiuso a -6, in 14ª posizione. Francesco Laporta ha terminato invece a -4.
Il confronto De Leo-Manassero è particolarmente interessante. Dopo 18 buche erano entrambi a +4. Nei successivi tre giri entrambi hanno recuperato quattordici colpi rispetto al par. Ma la distribuzione è stata differente: De Leo ha conservato il suo giro migliore per la domenica e quel 63 finale gli ha permesso di salire fino alla top 5.
Un 63 che racconta qualcosa in più di una buona settimana
Nel golf professionistico non tutte le buone carte hanno lo stesso valore. Un 63 quando si lotta semplicemente per superare il taglio non produce le stesse conseguenze di un 63 giocato la domenica, quando ogni birdie può significare diverse posizioni in classifica.
De Leo ha prodotto il suo miglior golf proprio nel momento in cui il risultato aveva il maggior peso.
E c’è una lezione interessante anche per il golfista dilettante. Dopo un 74 iniziale, il rischio sarebbe stato quello di pensare immediatamente ai nove colpi che lo separavano dal leader. Ma nessun giocatore può recuperare nove colpi con un singolo swing.
La rimonta è arrivata attraverso una sequenza molto più semplice da descrivere che da realizzare: 65, poi 68, poi 63.
Il passato non è stato cancellato. È semplicemente diventato sempre meno importante.
Una settimana importante anche per la carriera di De Leo
Il quinto posto di Doonbeg non rappresenta soltanto una bella classifica. La prestazione ha avuto anche un effetto concreto sulla posizione internazionale dell’italiano: nella graduatoria mondiale pubblicata dopo il torneo, De Leo è passato indicativamente dalla 282ª alla 220ª posizione dell’Official World Golf Ranking.
È il tipo di risultato che può cambiare la percezione di una stagione. Non perché trasformi improvvisamente De Leo in uno dei migliori giocatori del mondo, ma perché dimostra che può competere nelle zone alte di un torneo importante del DP World Tour e farlo in un field di grande qualità.
Soprattutto, lo ha fatto in un modo difficile da ignorare: partendo male.
Da 74 a 63: forse è questo il vero risultato
L’Irish Open 2026 verrà inevitabilmente ricordato per Shane Lowry. -23, undici colpi di vantaggio, record del torneo e seconda vittoria nel suo Open nazionale. È stata la sua settimana.
Ma osservando il torneo dall’Italia emerge un’altra storia.
Giovedì Gregorio De Leo aveva 74 sulla scorecard ed era lontano dalle prime posizioni. Domenica ha giocato 63. Nel mezzo ha costruito 54 buche in -14 e ha concluso quinto, a due soli colpi dal secondo posto.
Non ha vinto. Non è mai stato realmente vicino a Lowry. E non serve trasformare una quinta posizione in qualcosa che non è.
Ma il golf non racconta soltanto chi alza il trofeo.
A volte racconta anche cosa succede quando un giocatore comincia male, non considera il torneo finito e continua semplicemente a costruire il giro successivo.
Gregorio De Leo è arrivato a Doonbeg con molti nomi più famosi del suo intorno. Se n’è andato come il miglior italiano dell’Irish Open 2026.
