Guido Migliozzi al FedEx Open de France 2026 sul percorso di Le Golf NationalGuido Migliozzi ha chiuso il FedEx Open de France 2026 al settimo posto con -14, quattro anni dopo la sua vittoria sullo stesso percorso.

Nel 2022 Guido Migliozzi vinse l’Open de France a -16 grazie a uno straordinario 62 nell’ultimo giro. Quattro anni dopo, sullo stesso Albatros Course, l’italiano è tornato esattamente a quel punteggio durante la domenica finale. Per qualche buca è stato il primo inseguitore di Matt Fitzpatrick e il secondo posto era ancora alla sua portata. Poi, alla 15, un doppio bogey ha interrotto la corsa. Migliozzi ha chiuso settimo a -14, ma il 63 del sabato e il secondo top 10 consecutivo raccontano una settimana molto più importante di quanto dica la classifica finale.

Settimo, ma per qualche buca era secondo

Guardare soltanto il risultato finale rischia di raccontare male la settimana di Guido Migliozzi. Il vicentino ha concluso il FedEx Open de France al settimo posto ex aequo con Michael Kim e Brandon Stone, a -14. Davanti a lui c’erano Matt Fitzpatrick a -20, Ángel Hidalgo a -17 e il gruppo a -15 formato da Eugenio Chacarra, Kristoffer Reitan, Matthieu Pavon e Tom Vaillant.

Ma la classifica non è rimasta così per tutta la domenica.

Migliozzi era partito nel gruppo con Marcel Siem e Jeff Winther. Non era un flight qualsiasi: l’italiano aveva vinto l’Open de France nel 2022, il tedesco dieci anni prima, nel 2012. Anche quell’edizione aveva una connessione italiana, perché Siem aveva preceduto di un colpo Francesco Molinari.

Nel 2026 Migliozzi ha progressivamente guadagnato terreno fino a diventare uno degli inseguitori più vicini a Fitzpatrick. Quando l’inglese ha trovato il suo primo birdie della giornata alla 13, il vantaggio era di quattro colpi su Migliozzi e Kristoffer Reitan.

Quattro colpi a cinque buche dalla fine non facevano di Migliozzi una seria minaccia per un Fitzpatrick che aveva dominato i primi tre giorni. Ma la seconda posizione era ancora completamente aperta. E soprattutto l’italiano era tornato su un numero che, a Le Golf National, aveva per lui un significato particolare.

-16.

Il 62 del 2022

Per capire quel numero bisogna tornare al 25 settembre 2022.

Migliozzi aveva iniziato l’ultimo giro dell’Open de France cinque colpi dietro il leader Rasmus Højgaard. Le sue prime tre giornate erano state solide (69, 71 e 66), ma nulla lasciava immaginare ciò che sarebbe accaduto la domenica.

Migliozzi firmò un 62 senza bogey, nove sotto par. Il momento simbolo arrivò proprio alla 18, uno dei finali più intimidatori del DP World Tour: un magnifico ferro verso una bandiera estremamente difficile gli offrì l’ultimo birdie della giornata.

Con 268 colpi totali, -16, superò Højgaard di una lunghezza e conquistò il suo terzo titolo sul DP World Tour.

Quel -16 non era un record esclusivo: Robert Allenby aveva già vinto con lo stesso punteggio a Le Golf National nel 1996, e Dan Bradbury lo avrebbe eguagliato nel 2024. Ma rappresentava la cifra della sua vittoria.

Quattro anni dopo, Migliozzi l’avrebbe ritrovata.

Prima del -16, un altro giro quasi da 2022: 63

Anche questa volta la svolta è arrivata nel weekend.

Migliozzi aveva iniziato il torneo con due 69 consecutivi. Sabato ha cambiato completamente ritmo: 63, otto sotto par. Un solo colpo in più rispetto al 62 che gli aveva consegnato il titolo nel 2022.

Quel giro lo ha proiettato nuovamente nelle zone alte della classifica e ha trasformato la domenica: non più la semplice ricerca di un buon piazzamento, ma una giornata nella quale l’italiano poteva ancora puntare molto in alto.

È probabilmente questo il dato più interessante della sua relazione con Le Golf National: a quattro anni di distanza, su un percorso nel frattempo modificato, è riuscito nuovamente a trovare una giornata vicinissima a quella che aveva cambiato la sua carriera.

Di nuovo a -16. Poi arriva la 15

La domenica ha reso il parallelismo quasi perfetto.

Migliozzi è arrivato nuovamente a -16, esattamente il punteggio con cui aveva sollevato il trofeo nel 2022. Questa volta, però, davanti a lui c’era un Fitzpatrick che aveva spostato molto più in basso il limite necessario per vincere. Nel 2022, -16 aveva consegnato a Migliozzi l’Open de France. Nel 2026, quando l’italiano è tornato sulla stessa cifra, Fitzpatrick era già oltre e si avviava verso il -20 finale.

Ma Migliozzi aveva ancora un risultato importante da difendere. A poche buche dal termine era terzo, e la seconda posizione rimaneva raggiungibile.

Poi è arrivata la 15.

Il doppio bogey lo ha fatto scendere da -16 a -14. In una sola buca è scomparso il podio e, quasi simbolicamente, anche quel numero che lo collegava direttamente al 2022. Quel -16 gli avrebbe dato il terzo posto in solitaria, ma non è riuscito a conservarlo.

Migliozzi ha comunque chiuso in 69 colpi e mantenuto un posto nella top 10. Ma il suo Open de France è cambiato lì.

Quattro anni prima aveva costruito la vittoria nelle ultime buche. Questa volta, alla 15, è stato l’Albatros a chiedere il suo prezzo.

Da Wentworth a Parigi: due top 10 che cambiano la Race to Dubai

La parte forse più importante della settimana di Migliozzi, però, riguarda il presente più che il passato.

Una settimana prima aveva chiuso decimo al BMW PGA Championship di Wentworth. Il settimo posto in Francia significa quindi due top 10 consecutivi in due appuntamenti importanti del calendario europeo.

E arrivano nel momento giusto. Prima dell’Open de France, Migliozzi occupava la 69ª posizione nella Race to Dubai, con 714,21 punti. Dopo Parigi è salito al 56° posto, con 843,04 punti.

Tredici posizioni guadagnate in una settimana cambiano concretamente la prospettiva del finale di stagione. Arrivato in Francia al limite della top 70, la soglia per accedere al primo Play-Off di Abu Dhabi, Migliozzi ne esce con un margine più rassicurante. E ora si trova a sei posizioni dalla top 50, che apre le porte della finale di Dubai.

La settimana italiana non si è fermata al suo risultato. Filippo Celli e Francesco Laporta hanno entrambi concluso al 20° posto a -9, mentre Matteo Manassero e Gregorio De Leo hanno terminato 28esimi a -8.

Ma quattro anni dopo il suo 62, Guido Migliozzi ha dimostrato che Le Golf National non è soltanto il luogo di una grande vittoria del passato. È ancora uno dei percorsi sui quali il suo golf riesce a diventare pericoloso.

Di Laurent Agostini

Laurent Agostini è un giornalista specializzato nel golf dal 2010, fondatore di MyGolfMedia e autore di diversi libri dedicati a questo sport, tra cui *Penser avant de swinguer*. Analizza l’attualità del golf, le tecnologie, l’attrezzatura e i metodi per migliorare il gioco con un approccio indipendente, basato su fatti, dati e testimonianze di professionisti.

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