Golfista principiante durante una lezione con un maestro su un campo da golf in ItaliaIniziare a giocare a golf: lezioni, pratica progressiva e attrezzatura adatta sono le basi per scoprire questo sport senza complicazioni.

Non avete mai impugnato una mazza da golf e vi state chiedendo se questo sport faccia davvero per voi? Quanto costa iniziare? Bisogna iscriversi subito a un circolo? Che cos’è la Carta Verde? Quando si ottiene un Handicap Index? È necessario acquistare le mazze fin dal primo giorno? E soprattutto: è possibile divertirsi quando si è ancora alle prese con la difficoltà più elementare, quella di colpire bene la pallina?

In Italia il golf conserva ancora un’immagine particolare. Visto dall’esterno, può sembrare uno sport costoso, tecnico e riservato a chi ne conosce già i codici. Circoli, tesseramento, Carta Verde, handicap, green fee, etichetta, lezioni, attrezzatura: il vocabolario stesso può dare l’impressione che sia necessario superare una serie di ostacoli prima ancora di poter giocare.

La realtà è molto più semplice.

E nel 2026 esistono anche nuove formule pensate proprio per rendere il primo contatto con il golf più accessibile.

Prima di spendere diverse centinaia di euro per un set di ferri o di decidere che il vostro obiettivo sia giocare 18 buche il prima possibile, c’è però una domanda molto più importante:

Perché volete iniziare a giocare a golf?

Forse cercate una nuova sfida sportiva. Forse volete giocare con amici o familiari, conoscere nuove persone, viaggiare, trascorrere più tempo all’aria aperta o semplicemente trovare uno sport che possa accompagnarvi per molti anni.

La risposta conta, perché non tutti i golfisti hanno bisogno dello stesso budget, della stessa attrezzatura o dello stesso percorso di apprendimento.

Il golf italiano resta un piccolo mondo, ma sta cercando nuovi giocatori

Rispetto ad altri grandi Paesi europei, il golf in Italia rimane uno sport relativamente poco praticato. Alla fine del 2024 la Federazione Italiana Golf registrava 94.090 tesserati e 357 circoli, di cui 221 affiliati e 136 aggregati. La FIG pubblica annualmente le statistiche ufficiali del movimento e ha già reso disponibile anche la rilevazione relativa al 31 dicembre 2025.

Ma il numero complessivo dei tesserati racconta solo una parte della storia.

C’è chi gioca tornei quasi ogni settimana e controlla costantemente il proprio Handicap Index. C’è chi gioca qualche volta al mese. Alcuni trascorrono ore al campo pratica per migliorare lo swing; altri considerano una partita soprattutto come un’occasione per camminare, stare all’aria aperta e trascorrere qualche ora con gli amici.

Non esiste un solo modo corretto di essere golfisti.

Ed è probabilmente la prima cosa da capire prima di diventarlo.

Nel 2026, per provare il golf in Italia c’è anche GOLFPOP

Qui troviamo una novità importante per chi vuole iniziare.

La Federazione Italiana Golf ha lanciato GOLFPOP, un progetto espressamente rivolto ai neofiti e anche a chi non risulta tesserato FIG da almeno tre anni. L’obiettivo dichiarato è rendere il primo approccio al golf più semplice e meno vincolante.

La formula è particolarmente interessante per un principiante.

Con una GOLFPOP Card da 20 euro si ottengono una lezione di golf con un maestro PGAI presso uno dei circoli aderenti, il tesseramento ufficiale FIG e la copertura assicurativa federale. Il tesseramento è valido fino al 31 dicembre dell’anno successivo all’emissione.

Non è soltanto un’iniziativa marginale. Ad aprile 2026 avevano aderito al progetto 251 circoli su 345, e nei primi tre mesi erano già stati registrati 3.776 partecipanti.

Per chi non ha mai giocato, il messaggio è semplice:

non serve comprare un set di mazze prima ancora di sapere se il golf vi piace.

Provate.

Fate una lezione.

Colpite qualche pallina.

Scoprite prima di tutto se quella strana sensazione che si prova quando una pallina viene colpita perfettamente vi fa venire voglia di riprovarci.

Il resto può aspettare.

Tesseramento FIG, Carta Verde e handicap: come funziona davvero in Italia?

È probabilmente la parte che confonde maggiormente chi si avvicina al golf.

In Italia il percorso federale del principiante è abbastanza strutturato.

Quando un neofita viene tesserato alla Federazione Italiana Golf, viene inizialmente classificato come NA, Non Abilitato. In questa fase può utilizzare la club house e il campo pratica per acquisire le prime capacità tecniche e imparare le regole fondamentali di comportamento.

Successivamente arriva la Carta Verde.

Non va confusa con l’Handicap Index.

La Carta Verde certifica che il giocatore possiede un livello minimo di gioco e le conoscenze necessarie per accedere al percorso. Secondo la procedura FIG, può essere rilasciata da un professionista o maestro abilitato dopo il percorso previsto dalla Federazione; ottenendola, il giocatore passa dalla qualifica NA a quella di GA, Giocatore Abilitato.

In altre parole:

NA → Carta Verde → GA.

Ma essere GA non significa ancora avere un Handicap Index.

Come si ottiene il primo Handicap Index?

Una volta diventato Giocatore Abilitato, chi vuole proseguire verso l’handicap deve seguire un Corso di Ripasso sulle Regole del Golf e sulla Condotta del Giocatore e superare il relativo test finale.

La FIG precisa che questi corsi e il test per il passaggio da GA a giocatore con handicap sono gratuiti e non possono essere inseriti a pagamento all’interno di pacchetti promozionali. Superato il test, viene attribuito un Handicap Index iniziale di 54 e il giocatore acquisisce il diritto di partecipare alle gare di circolo.

Per chi comincia, tuttavia, non c’è alcuna ragione di trasformare immediatamente l’handicap in un’ossessione.

Prima imparate a colpire la pallina.

Poi a muovervi correttamente sul percorso.

Poi a giocare senza rallentare inutilmente gli altri.

Il numero arriverà.

Attenzione: nel 2026 cambiano anche alcune formule di tesseramento

Il 2026 è un anno particolare per il sistema italiano.

La FIG ha stabilito che il precedente Tesseramento Libero verrà soppresso dal 1° gennaio 2027. Nel 2026 il rinnovo è consentito soltanto, in via transitoria, a chi possedeva già un tesseramento libero valido secondo le condizioni federali.

Parallelamente viene introdotto proprio il nuovo tesseramento GOLFPOP, destinato ai neofiti e a chi non è tesserato FIG da almeno tre anni.

Per un nuovo giocatore nel 2026, quindi, ha più senso informarsi presso un circolo aderente sulle modalità GOLFPOP o sulle altre formule di ingresso disponibili, piuttosto che basarsi su vecchie informazioni trovate online sul Tesseramento Libero.

Questo è importante, perché il sistema italiano sta cambiando proprio mentre molti articoli presenti sul web continuano a descrivere quello precedente.

Quanto tempo serve per imparare a giocare?

Non esiste una risposta universale.

Chi prende lezioni e si allena una o due volte alla settimana progredirà ovviamente più rapidamente di chi va al campo pratica una volta al mese.

Ma bisogna soprattutto distinguere due cose:

essere in grado di giocare a golf e giocare bene a golf.

Le regole fondamentali di sicurezza, il funzionamento di una buca, i primi colpi e il comportamento sul percorso possono essere appresi abbastanza rapidamente.

Costruire uno swing ripetibile è tutt’altra cosa.

E il campo pratica non prepara completamente a ciò che accade sul percorso.

Al driving range, un brutto colpo scompare quasi immediatamente. Prendete un’altra pallina e riprovate.

Sul campo dovete convivere con le conseguenze.

La pallina può finire nel rough, dietro un albero, in un bunker o su una pendenza. Davanti a voi c’è un ostacolo d’acqua. I vostri compagni aspettano e il gruppo dietro comincia ad avvicinarsi.

Ora dovete decidere cosa fare.

E colpire di nuovo.

È qui che si comincia davvero a imparare il golf.

L’Italia offre un terreno di gioco straordinariamente diverso

Uno degli aspetti più interessanti del golf italiano è la varietà.

Si può giocare ai piedi delle Alpi e dei laghi del Nord, tra le colline del Piemonte e della Lombardia, vicino alle città d’arte, nella campagna toscana, attorno a Roma oppure su percorsi mediterranei in Sicilia e Sardegna.

Il clima permette inoltre, in molte zone del Paese, di prolungare considerevolmente la stagione.

Ma parlare di “golf in Italia” come se le condizioni fossero ovunque identiche sarebbe un errore.

Una partita estiva in Sicilia o nel Lazio richiede una gestione diversa rispetto a una giornata primaverile in Piemonte o Lombardia. Caldo, idratazione, protezione solare e orari di partenza diventano elementi importanti.

E sui percorsi alpini entrano in gioco dislivelli e condizioni completamente differenti.

Questa varietà fa parte del fascino del golf italiano.

Il golf è più fisico di quanto sembri

La televisione dà un’immagine ingannevole.

Vediamo un professionista colpire la pallina, camminare qualche metro e poi la regia passa immediatamente a un altro giocatore.

Una vera partita è diversa.

Giocare 18 buche significa camminare per diversi chilometri durante quattro ore o più, talvolta su terreni con notevoli dislivelli. A questo si aggiungono decine di swing che coinvolgono gambe, anche, tronco, spalle e braccia.

Il golf non è ovviamente un’attività cardiovascolare ad alta intensità paragonabile alla corsa o al ciclismo.

Ma definirlo sedentario non ha molto senso.

Un noto studio svedese condotto su oltre 300.000 golfisti ha osservato una mortalità inferiore rispetto alla popolazione di riferimento, una differenza statisticamente equivalente a circa cinque anni di aspettativa di vita.

È però fondamentale interpretare correttamente questo dato: si trattava di uno studio osservazionale. Mostra un’associazione, non dimostra che giocare a golf faccia vivere automaticamente cinque anni in più.

La conclusione più ragionevole è molto meno spettacolare: camminare per diverse ore, mantenersi attivi, trascorrere tempo all’aperto e conservare relazioni sociali sono caratteristiche interessanti di questo sport.

Non serve trasformarlo in una medicina miracolosa.

Uno sport che permette a generazioni diverse di giocare insieme

È forse una delle più grandi qualità del golf.

Un adolescente può giocare con suo nonno. Un principiante può condividere una partita con qualcuno che gioca da trent’anni.

Tee differenti e sistema handicap consentono a persone con capacità fisiche e livelli tecnici molto diversi di condividere lo stesso percorso.

Pochi sport mantengono questa caratteristica per una parte così lunga della nostra vita.

Nel calcio o nel tennis, una grande differenza fisica o tecnica può rendere rapidamente difficile giocare insieme.

Nel golf è diverso.

Non dovete colpire alla stessa distanza.

Non dovete ottenere lo stesso punteggio.

State comunque vivendo la stessa partita.

Il golf in Italia è davvero così costoso?

Il golf può essere molto costoso.

Ma iniziare non deve necessariamente esserlo.

Entrambe le affermazioni sono vere.

Un set di ferri premium, un driver di ultima generazione, wedge, putter, carrello elettrico, telemetro, scarpe, abbigliamento e una quota associativa importante possono facilmente portare la spesa a diverse migliaia di euro.

Un principiante non ha bisogno di quasi nulla di tutto questo.

E nel 2026 l’esistenza di GOLFPOP rende persino il primissimo contatto particolarmente economico: 20 euro per lezione, tesseramento FIG e assicurazione federale nei circoli aderenti.

Dopo questa prima esperienza, il budget dipende soprattutto da quanto e dove volete giocare.

Per scoprire il golf: meno di quanto si possa pensare

Utilizzando iniziative di avviamento, attrezzatura prestata e lezioni collettive, è possibile scoprire lo sport senza investire immediatamente centinaia di euro.

Ed è esattamente ciò che consiglierei.

Un primo anno regolare: circa 700-1.500 euro

Aggiungendo lezioni, un mezzo set o un set da principiante, campo pratica, green fee e una formula di associazione o abbonamento adeguata alle proprie esigenze, questa può rappresentare una fascia indicativa più realistica.

Una pratica intensiva: da 2.000 euro in su

Lezioni individuali frequenti, attrezzatura completa, iscrizione a un circolo e molte partite possono far aumentare rapidamente il budget.

Sono volutamente ordini di grandezza.

Il costo del golf cambia enormemente in funzione della regione, del circolo e della frequenza di gioco.

Il punto essenziale è un altro:

il golf costoso esiste. Ma non è obbligatorio scegliere quella versione del golf.

Errore numero uno: comprare le mazze troppo presto

È probabilmente l’errore dal quale metterei maggiormente in guardia un principiante dopo tanti anni trascorsi a testare attrezzatura da golf.

Entrate in un negozio e troverete driver da diverse centinaia di euro, ferri che promettono maggiore tolleranza, putter tecnologicamente sofisticati e decine di shaft differenti.

Molte di queste tecnologie possono essere utili.

Ma forse non ancora per voi.

Durante i primi mesi, il vostro swing può cambiare radicalmente. Può cambiare la velocità. Può cambiare il punto d’impatto. Possono cambiare postura e dinamica del movimento.

Spendere molto denaro per mazze adattate a uno swing che tra sei mesi potrebbe essere completamente diverso raramente è il miglior investimento.

Un mezzo set, mazze in prestito o una buona attrezzatura usata possono bastare.

Soprattutto:

per la maggior parte dei principianti, 300 euro spesi in buone lezioni avranno un effetto sul gioco molto maggiore di altri 300 euro spesi per un driver.

Quando lo swing diventerà più stabile, l’attrezzatura assumerà maggiore importanza. A quel punto lunghezza, lie, peso dello shaft, flex e design della testa potranno essere valutati seriamente.

La migliore mazza da golf non è necessariamente quella più nuova.

È quella adatta al golfista che la usa.

Errore numero due: imparare soltanto con YouTube

Non è mai stato così facile trovare lezioni di golf gratuite.

E non è mai stato così facile per un principiante confondersi.

Un video vi dice di ruotare maggiormente le spalle. Il successivo suggerisce di limitare la rotazione. Un maestro parla delle mani e un altro vi dice di dimenticarle e concentrarvi sulle anche.

Potrebbero avere tutti ragione.

Ma per giocatori diversi.

Un maestro vede lo swing che state realmente eseguendo, non quello che pensate di eseguire.

Alcune lezioni all’inizio possono evitare compensazioni e cattive abitudini che successivamente richiederanno mesi per essere corrette.

Errore numero tre: voler giocare subito 18 buche

Prima o poi il campo pratica diventa frustrante.

State colpendo palline, ma non avete ancora la sensazione di giocare veramente a golf.

È naturale voler andare sul percorso.

Ma iniziare direttamente con 18 buche lunghe e difficili può produrre esattamente l’esperienza opposta a quella desiderata.

I brutti colpi si accumulano. Il gruppo dietro si avvicina. Cominciate ad avere fretta. Lo swing accelera. Quella che doveva essere una giornata piacevole diventa stressante.

Percorsi executive, pitch & putt, campi pratica con buche e giri da nove buche sono eccellenti strumenti di apprendimento.

Vi insegnano a scegliere il bastone, mirare a un bersaglio, gestire un brutto colpo, giocare intorno al green e mantenere un buon ritmo.

Non sono un golf di serie B.

Per un principiante possono essere un golf molto più intelligente.

Errore numero quattro: ignorare l’etichetta

Un principiante può sbagliare dieci colpi senza infastidire nessuno.

Può però diventare rapidamente un compagno poco gradito se non rispetta gli altri giocatori.

L’etichetta non è un insieme di vecchie tradizioni create per tenere lontani i nuovi arrivati.

Serve soprattutto a tre cose:

sicurezza, rispetto del campo e ritmo di gioco.

Gridare “Fore!” quando una pallina rischia di raggiungere qualcuno, riparare i pitch mark, sistemare i bunker, rispettare il silenzio durante il colpo di un compagno e non rallentare inutilmente il gruppo dietro sono comportamenti molto più importanti del vostro punteggio.

Un principiante che conosce queste regole sarà generalmente molto più apprezzato di un golfista esperto che le ignora.

Errore numero cinque: misurare i progressi soltanto con lo score

Il golf può essere crudele.

Potete migliorare senza vedere immediatamente scendere il punteggio.

Magari iniziate a colpire meglio i ferri ma continuate a perdere colpi intorno al green. Il driver migliora ma fate ancora tre putt su diversi green. Oppure giocate bene quindici buche e rovinate la carta nelle altre tre.

All’inizio osservate anche altri indicatori.

Colpite la pallina bene più spesso?

Perdete meno palline?

Riuscite ad avanzare regolarmente verso il bersaglio?

Vi sentite più tranquilli sul percorso?

Riuscite a completare una buca senza che ogni colpo sembri un’emergenza?

Lo score finirà per riflettere questi progressi.

Semplicemente, non sempre lo fa subito.

Errore numero sei: usare soltanto il driver al campo pratica

È comprensibile.

Mandare una pallina molto lontano è decisamente più divertente che allenare un putt da un metro.

Ma il golf non si gioca soltanto dal tee.

Putt, chip, pitch, bunker e colpi di avvicinamento rappresentano una parte enorme di ogni giro.

Per un principiante, imparare a portare la pallina sul green dalle brevi distanze può evitare moltissima frustrazione.

Non occorre trasformare l’allenamento in una scienza.

Basta dividere il tempo.

Il driver può continuare a essere la parte divertente.

Non dovrebbe essere l’unica.

Allora, perché volete iniziare a giocare a golf?

Torniamo alla domanda iniziale.

Per viaggiare?

L’Italia offre già una varietà straordinaria: Lombardia e Piemonte, laghi e Alpi, Veneto e Friuli, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia e Sardegna permettono di scoprire ambienti golfistici molto diversi senza uscire dal Paese.

E Spagna, Portogallo, Francia, Austria e altri grandi territori golfistici europei sono facilmente raggiungibili.

Se viaggiare è la vostra motivazione, il primo obiettivo non deve necessariamente essere un handicap basso.

Dovete soprattutto diventare abbastanza autonomi da poter godere di percorsi differenti.

Per conoscere persone?

Il golf possiede una dimensione sociale particolare.

Circoli, gare, lezioni collettive e partite informali creano numerose occasioni di incontro.

E quattro ore trascorse camminando con altre persone offrono qualcosa che nella vita quotidiana è diventato quasi raro:

tempo per parlare.

Per la sfida sportiva?

Allora il golf può diventare rapidamente una piccola ossessione.

Contatto, direzione, distanza, dispersione, putting, wedge, strategia, gestione del percorso, decisioni e aspetto mentale: praticamente non esiste un punto di arrivo.

E più diventate bravi, più precisamente riuscite a vedere ciò che ancora non funziona.

Per giocare in famiglia?

Forse è uno dei motivi migliori.

Genitori, figli e nonni possono condividere lo stesso percorso partendo da tee differenti e con livelli completamente diversi.

Stanno comunque giocando insieme.

E possono continuare a farlo per decenni.

Come iniziare concretamente a giocare a golf in Italia nel 2026

Se dovessi consigliare oggi a qualcuno in Italia come muovere i primi passi, renderei il percorso il più semplice possibile.

Provate prima di comprare. Nel 2026 GOLFPOP offre una porta d’ingresso particolarmente semplice per i neofiti nei circoli aderenti.

Fate una lezione con un maestro. Imparare correttamente le basi vale più dell’acquisto immediato di attrezzatura costosa.

Usate mazze in prestito o un semplice mezzo set. Avrete tutto il tempo per acquistare attrezzatura migliore quando saprete realmente di cosa avete bisogno.

Considerate Carta Verde e qualifica GA come tappe di apprendimento, non semplicemente come formalità burocratiche. Servono anche a imparare sicurezza e comportamento sul campo.

Passate progressivamente dal campo pratica a percorsi brevi o nove buche, prima di sentirvi obbligati a giocare 18 buche impegnative.

Imparate presto le regole fondamentali e l’etichetta.

Allenate il gioco corto oltre allo swing completo.

E soprattutto:

non definite il vostro obiettivo in base a quello degli altri golfisti.

Non dovete arrivare a Handicap Index 15.

Non dovete giocare tornei.

Non dovete acquistare un driver da 600 euro.

Non dovete diventare soci del circolo più prestigioso della vostra regione.

E non dovete giocare 18 buche ogni fine settimana per potervi considerare golfisti.

Il miglior investimento di un principiante non è una mazza da golf

Il golf è difficile.

Probabilmente è proprio questo uno dei motivi del suo fascino.

Ma non occorre essere ricchi, particolarmente talentuosi o conoscere già qualcuno all’interno di un circolo per provarlo.

Forse l’errore più grande consiste nel cominciare dalla parte del golf che l’industria sa vendere meglio:

l’attrezzatura.

Un principiante non ha bisogno principalmente di un driver che prometta qualche metro in più.

Deve imparare a colpire una pallina. Capire come muoversi sul percorso. Imparare a giocare insieme agli altri. E soprattutto scoprire che cosa cerca personalmente in questo sport.

L’attrezzatura arriverà abbastanza presto.

E quando sarà il momento di sceglierla, avrete acquisito qualcosa di molto più utile di una scheda tecnica:

saprete già che tipo di golfista state diventando.

Di Laurent Agostini

Laurent Agostini è un giornalista specializzato nel golf dal 2010, fondatore di MyGolfMedia e autore di diversi libri dedicati a questo sport, tra cui *Penser avant de swinguer*. Analizza l’attualità del golf, le tecnologie, l’attrezzatura e i metodi per migliorare il gioco con un approccio indipendente, basato su fatti, dati e testimonianze di professionisti.

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