Nove generazioni di palline da golf dal 2009 al 2025 e una possibile nuova Srixon Z-Star per il 2027Nove generazioni dal 2009 e Srixon sta già testando le prossime Z-Star sul Tour. Quanto può davvero migliorare una pallina da golf?

Al Biltmore Championship Asheville, in North Carolina, sul PGA Tour hanno iniziato a circolare alcune misteriose scatole nere. All’interno ci sono nuove palline Srixon che non sono ancora disponibili sul mercato. È già stata avvistata una nuova Z-Star XV, insieme a quella che sembra essere la prossima generazione della Z-Star Diamond.

Lucas Glover ha già partecipato ai test della Diamond e la sua reazione, diffusa da Srixon attraverso un video promozionale, è esattamente il tipo di commento che qualsiasi reparto marketing vorrebbe ascoltare: «Amazing». Il giocatore americano ha anche spiegato che era da un po’ di tempo che non vedeva «quel tipo di velocità».

Benvenuti nella stagione 2027 dell’attrezzatura da golf.

Comincia a settembre 2026.

La notizia potrebbe essere riassunta in una frase: Srixon sta preparando nuove palline da golf. Ma dietro quelle scatole nere apparse ad Asheville si nasconde una domanda molto più interessante per il golfista.

Perché bisogna sostituire ogni due anni una pallina che, apparentemente, funziona ancora perfettamente?

Perché l’attuale Z-Star XV è tutt’altro che obsoleta. Viene utilizzata, tra gli altri, da Hideki Matsuyama, Ryan Fox, Sepp Straka e Shane Lowry. Quest’ultimo ha appena vinto l’Irish Open giocando proprio questa pallina. Secondo Srixon, la famiglia Z-Star ha ottenuto più di 45 vittorie in tutto il mondo nel 2025.

E l’attuale generazione è arrivata sul mercato soltanto nel gennaio 2025.

Meno di due anni dopo, la sua erede è già in fase di test sul Tour.

Non è un’anomalia. E non riguarda soltanto Srixon.

È semplicemente il modo in cui funziona oggi una parte importante dell’industria dell’attrezzatura da golf.

Nove generazioni in sedici anni

La prima Srixon Z-Star è apparsa nel 2009. Il modello presentato nel gennaio 2025 rappresentava già la nona generazione della gamma.

Srixon lavora su un ciclo di prodotto di circa due anni. Le palline che vengono testate oggi sul Tour potrebbero quindi rappresentare la base della prossima generazione commerciale.

Quello che stiamo osservando ad Asheville fa parte di un processo comunemente definito “Tour seeding” e di validazione. Prima che una nuova pallina arrivi nei negozi, i produttori forniscono dei prototipi ai professionisti, raccolgono le loro impressioni e utilizzano queste informazioni per convalidare — e talvolta modificare — le ultime scelte tecniche.

Non si tratta quindi semplicemente di mettere una misteriosa scatola nera accanto alla sacca di un professionista e aspettare che qualcuno la fotografi.

I migliori giocatori del mondo sono in grado di percepire differenze estremamente ridotte nella traiettoria, nello spin, nel lancio e nel feeling all’impatto.

Il caso di Sepp Straka è interessante. Nel 2026 l’austriaco ha provato la Z-Star Diamond prima di tornare alla Z-Star XV: la Diamond produceva una traiettoria più alta rispetto alla finestra di volo che Straka desiderava vedere.

A questo livello, differenze apparentemente minime possono avere una reale importanza.

Qualche centinaio di giri al minuto di spin, una finestra di lancio leggermente diversa o una piccola variazione dell’altezza massima della traiettoria possono contare per un professionista.

Per un golfista con handicap 18, la questione è già molto diversa.

A volte sono proprio i professionisti a chiedere di non cambiare troppo

C’è un episodio particolarmente interessante relativo allo sviluppo della generazione 2025 della Z-Star Diamond.

Gli ingegneri Dunlop hanno spiegato di aver leggermente ridotto la compressione della pallina durante lo sviluppo. Ma hanno anche raccontato qualcosa di ancora più significativo: la precedente generazione della Diamond era stata apprezzata a tal punto dai giocatori sotto contratto che alcuni di loro avevano sostanzialmente chiesto agli ingegneri di non modificarla troppo.

È qui che emerge tutto il paradosso.

L’industria deve presentare una nuova generazione.

Gli ingegneri devono trovare dei miglioramenti.

I reparti marketing dovranno poi spiegare perché la nuova pallina è migliore.

Nel frattempo, alcuni dei migliori golfisti del mondo chiedono agli ingegneri di fare attenzione a non modificare troppo quella che utilizzano già.

Questo, naturalmente, non significa che ricerca e sviluppo siano inutili.

Al contrario.

Per la generazione 2025, Srixon ha lavorato, per esempio, su una copertura in uretano estremamente sottile che utilizza materiali derivati dalla biomassa, sul rivestimento Spin Skin+ e sulla costruzione del nucleo. Sulla XV, gli ingegneri hanno inoltre cercato di mantenere la distanza con il driver aumentando contemporaneamente lo spin con i ferri.

Si tratta di veri sviluppi tecnici.

Ma esiste un’altra domanda che viene posta molto più raramente al consumatore:

quanto è grande, realmente, questo progresso?

“Di più” non significa necessariamente “molto di più”

Osservando i successivi lanci delle palline da golf, il vocabolario diventa rapidamente familiare.

Più velocità.

Più distanza.

Più spin.

Più controllo.

Migliore feeling.

Volo più stabile.

Il problema non è necessariamente che queste affermazioni siano false.

Il problema è spesso la mancanza di una scala di riferimento.

Se una nuova pallina produce più velocità, quanta?

0,1 mph? 0,5 mph? 1 mph?

Se genera più spin con un ferro 7, stiamo parlando di 50, 150 o 500 giri al minuto?

Se vola più lontano, il guadagno è di mezzo metro, due metri o cinque?

E soprattutto: con quale velocità di swing e per quale tipo di golfista?

Per stabilire se una nuova generazione rappresenta davvero un progresso significativo per un dilettante, sarebbe idealmente necessario confrontare la vecchia e la nuova pallina nelle stesse condizioni: stesso giocatore, stesso bastone, parametri d’impatto comparabili e un numero sufficiente di colpi per distinguere una reale differenza del prodotto dalla naturale dispersione del golfista.

Il marketing, invece, tende spesso a presentare la conclusione prima della misurazione.

La nuova generazione è “migliore”.

Per il golfista sarebbe più utile conoscere la risposta a un’altra domanda:

migliore di quanto?

Il ciclo di sostituzione è anche un modello economico

Esiste un’altra ragione per cui vale la pena analizzare questo ciclo biennale. Questa volta non è tecnica, ma economica.

Srixon non è certo l’unico produttore a rinnovare regolarmente le proprie palline premium. Anche Titleist lavora su un ciclo di due anni con Pro V1 e Pro V1x. Callaway e TaylorMade seguono generalmente ritmi simili per le loro principali gamme premium.

E quasi contemporaneamente alla comparsa delle misteriose Srixon ad Asheville, nuove Pro V1 e Pro V1x con un nuovo marchio laterale “Split Arrow” sono apparse nell’elenco delle palline conformi della USGA.

Anche in questo caso, tutto lascia pensare che Titleist stia già preparando la generazione successiva dopo aver lanciato le attuali Pro V1 e Pro V1x all’inizio del 2025.

Questo modello di business, peraltro, non viene nascosto.

Nel rapporto annuale 2025 destinato agli investitori, Acushnet — la società proprietaria di Titleist — spiega che i nuovi modelli di palline Titleist vengono generalmente introdotti seguendo un ciclo di due anni.

Ma c’è un dato ancora più interessante: l’azienda riconosce che le vendite di una nuova pallina tendono a essere superiori durante il primo anno del ciclo di prodotto rispetto al secondo.

È un’informazione importante per comprendere il funzionamento del mercato.

Una nuova generazione è contemporaneamente un progetto di ingegneria e un evento commerciale.

Acushnet ha realizzato nel 2025 un fatturato di circa 2,56 miliardi di dollari. I prodotti di consumo — principalmente palline e guanti — hanno rappresentato quasi il 40% delle vendite del gruppo.

L’introduzione regolare di nuovi prodotti non è quindi semplicemente un’operazione di comunicazione.

Fa parte del modello economico dell’industria dell’attrezzatura da golf.

Il paradosso: la pallina moderna incontra già i limiti regolamentari

Esiste poi una contraddizione ancora più ampia.

Mentre i produttori continuano a investire denaro e risorse ingegneristiche per ottenere ulteriori prestazioni dalle palline, gli organismi che regolano il golf stanno cercando da anni di gestire l’aumento delle distanze.

Nel 2025 la distanza media con il driver sul PGA Tour ha raggiunto 302,8 yard, circa 277 metri.

Sul Korn Ferry Tour è arrivata addirittura a 308,4 yard, mentre sul DP World Tour la media è stata di 297,8 yard.

La questione della distanza è diventata sufficientemente importante da spingere USGA e The R&A a studiare da anni modifiche all’Overall Distance Standard, la norma che regola, tra le altre cose, le prestazioni massime consentite per una pallina da golf.

L’attuale protocollo utilizza una velocità della testa del bastone di 120 mph. La modifica inizialmente annunciata prevedeva di portare la velocità del test a 125 mph, con un angolo di lancio di 11 gradi e 2.220 giri al minuto di spin, mantenendo il limite di distanza complessiva a 317 yard più una tolleranza di tre yard.

Secondo le stime iniziali di USGA e The R&A, l’effetto sarebbe stato inferiore a cinque yard per molti golfisti amatoriali interessati, di circa 9-11 yard per i professionisti uomini e fino a 13-15 yard per i giocatori più lunghi.

Ma nel giugno 2026 la situazione è cambiata nuovamente.

USGA, The R&A, PGA Tour e DP World Tour hanno riconosciuto congiuntamente che le distanze continuano ad aumentare nel golf d’élite. Allo stesso tempo, hanno annunciato che nessuna modifica al protocollo dell’Overall Distance Standard entrerà in vigore prima di gennaio 2030, mentre vengono studiate soluzioni alternative.

Ci troviamo quindi davanti a una situazione piuttosto singolare.

I produttori investono denaro per trovare ulteriori miglioramenti.

I migliori golfisti del mondo cercano frazioni di prestazione.

E contemporaneamente gli organismi regolatori studiano come impedire che l’accumulo di questi progressi continui a modificare il modo in cui vengono giocati i campi da golf.

Una nuova pallina non è necessariamente la pallina di cui avete bisogno

Tutto questo non significa che la prossima Z-Star sarà identica al modello 2025.

Potrebbe essere oggettivamente migliore.

Le dichiarazioni di Lucas Glover sulla velocità della nuova Diamond meritano attenzione. E con il proseguire del processo di validazione sul Tour potremo conoscere meglio le differenze tecniche quando Srixon comunicherà le specifiche definitive.

Ma esistono almeno tre significati diversi della parola “migliore”.

Una pallina può essere migliore in laboratorio.

Può essere migliore per Lucas Glover.

E può essere migliore per voi.

Queste tre affermazioni non sono equivalenti.

Un professionista capace di ripetere l’impatto con straordinaria precisione può sfruttare una variazione di traiettoria o spin che un dilettante potrebbe non riuscire mai a distinguere dalla propria dispersione naturale.

Al contrario, un cambiamento nel feeling, nel lancio o nelle caratteristiche di spin può adattarsi realmente meglio ad alcuni golfisti amatoriali e risultare meno adatto ad altri.

Per questo, forse, la prima domanda davanti a ogni nuova generazione non dovrebbe più essere:

“È migliore della precedente?”

La domanda utile sarebbe piuttosto:

“Che cosa è cambiato realmente, di quanto, e questa differenza corrisponde al mio gioco?”

Nuovo non significa automaticamente utile

È proprio una delle questioni affrontate in Think Before You Swing – Volume 2: il mercato dell’attrezzatura da golf dipende inevitabilmente dalla novità.

Un produttore difficilmente può presentare una nuova pallina ogni due anni utilizzando come principale messaggio pubblicitario:

“Il modello precedente era già eccellente e la maggior parte dei golfisti può tranquillamente continuare a giocarlo.”

Eppure, in alcuni casi, potrebbe essere proprio questo il consiglio più razionale.

La prossima Srixon Z-Star merita quindi la

Di Laurent Agostini

Laurent Agostini è un giornalista specializzato nel golf dal 2010, fondatore di MyGolfMedia e autore di diversi libri dedicati a questo sport, tra cui *Penser avant de swinguer*. Analizza l’attualità del golf, le tecnologie, l’attrezzatura e i metodi per migliorare il gioco con un approccio indipendente, basato su fatti, dati e testimonianze di professionisti.

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